I testi delle Liturgie Eucaristiche nelle Chiese Cristiane
martedì 17 marzo 2026
Episcopal Migration Caucus.MWD Lectionary: The Fifth Sunday in Lent
giovedì 12 marzo 2026
Migration with Dignity- MWD Lectionary: The Fourth Sunday in Lent
Testo originale in Inglese
https://episcopal-migration-caucus.ghost.io/mwd-lectionary-the-fourth-sunday-in-lent/
per una possibile traduzione in Italiano
Salmo 23
In tutte le tradizioni, il Salmo 23 viene letto più spesso durante i funerali. Le sue parole sono spesso un balsamo per le nostre anime nei momenti difficili e un conforto nelle nostre afflizioni. È uno dei pochi passaggi che sento ancora leggere frequentemente nella versione di Re Giacomo perché è universalmente conosciuto. Il Salmo 23 svolge questo ruolo nella nostra vita perché parla di qualcosa di fondamentale sul carattere di Dio: il rifugio e la protezione.
Come in molti passaggi delle Scritture ebraiche, Dio è qui un rifugio mobile per il salmista. Dio è un pastore, una figura intrinsecamente itinerante. Dio accompagna il salmista ovunque, dai pascoli verdeggianti e dalle acque tranquille alla valle dell'ombra della morte. E alla fine della giornata, Dio offre rifugio al salmista, una dimora nella casa di Dio
Con questa idea di rifugio così centrale nel nostro concetto di Dio, è preoccupante che questa caratteristica divina così spesso non si estenda da noi stessi al nostro trattamento dei migranti. All'indomani delle tragedie della Seconda Guerra Mondiale e dell'Olocausto, si diffuse la consapevolezza che la libera circolazione delle persone e il trattamento umano dei migranti fossero una necessità imprescindibile. I rifugiati ebrei morirono perché la loro libertà di movimento era limitata e fu loro negato l'ingresso in Nord America, come dimostra chiaramente il caso della St. Louis. [1] Hannah Arendt ha parlato a lungo di come le restrizioni sui migranti (nel suo caso, di solito discutendo dei migranti ebrei) abbiano portato a “[costringere] allo status di fuorilegge” le persone soggette a restrizioni migratorie, rendendole essenzialmente apolidi e prive di diritti significativi. [2] Purtroppo, l'impegno a non ripetere gli errori delle restrizioni precedenti alla seconda guerra mondiale non è mai stato esteso a tutti e si è rapidamente affievolito nei decenni successivi, raggiungendo quello che potrebbe essere il punto più basso negli anni 2020.
I pastori devono ricordare alle loro congregazioni che il carattere di Dio non dipende dai nostri impegni politici incostanti o dalle nostre manifestazioni intermittenti di ospitalità o ostilità nei confronti dei migranti. Il salmista è accolto nel santuario di Dio per tutti i giorni della sua vita e Dio è presente in tutte le circostanze, non solo in quelle facili. I cristiani devono mantenere un impegno a trattare i migranti in modo giusto, umano e ospitale con divina coerenza. Dio è sia infinitamente transitorio che persistentemente presente come rifugio per i bisognosi, in particolare per coloro che si trovano alla mercé dei confini e degli Stati. Anche nel Salmo 23 vediamo queste caratteristiche essenziali di Dio.
Il carattere di Dio esige che abbiamo definizioni di umanità che vanno oltre gli Stati nazionali, che i nostri diritti, la nostra dignità e il nostro valore persistano oltre i confini artificiali dei paesi e dei governi.
[1] https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/voyage-of-the-st-louis
[2] https://hac.bard.edu/amor-mundi/the-refugee-question-2019-06-29
Rev. Wesley Spears-Newsome (he/they) is a pastor, organizer, and author from North Carolina.
Tradotto con DeepL.com (versione gratuita)
SALMO 23
L'Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà. 2 Egli mi fa giacere in pascoli di tenera erba, mi guida lungo acque riposanti. 3 Egli mi ristora l'anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. 4 Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano. 5 Tu apparecchi davanti a me la mensa in presenza dei miei nemici; tu ungi il mio capo con olio; la mia coppa trabocca. 6 Per certo beni e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa dell'Eterno per lunghi giorni.
giovedì 4 dicembre 2025
Antonio Marra Ode alla Coscienza che non dorme
ODE ALLA COSCIENZA CHE NON DORME
Non è possibile — no, non è possibile —
che il nostro respiro sia contabilizzato
nei bilanci del riarmo,
che la vita dei nostri figli
sia una voce di spesa
tra missili e gas.
Non è possibile
che governi eletti a metà
obbediscano a burocrati senza volto,
inermi davanti a élite
che trafficano morte
chiamandola sicurezza,
che vendono paura
chiamandola pace.
Ci hanno detto:
è necessario, è inevitabile, è il mondo reale.
Ma chi ha deciso
che il reale dovesse essere disumano?
La Costituzione —
non un feticcio,
non una carta da cerimonia —
dice chiaro,
dice semplice,
dice umano:
la guerra è ripudiata.
Ripudiata.
Non regolata.
Non giustificata.
Ripudiata.
Eppure parlano solo di nemici,
di blocchi,
di buoni e cattivi,
come se la storia fosse una favola
scritta dalle stesse mani
che contano i profitti.
Chi osa ricordare
che le responsabilità sono reciproche
viene insultato.
Chi chiede negoziati
viene chiamato traditore.
Chi rifiuta l’odio
diventa complice per decreto mediatico.
Ma noi no.
Noi diciamo:
la pace non è resa,
il dialogo non è debolezza,
l’umiltà non è vigliaccheria.
I popoli non sono eserciti.
I popoli non sono governi.
I popoli non sono bersagli.
Siamo una generazione
cresciuta tra crisi e menzogne,
educata alla rassegnazione,
addestrata all’impotenza.
Ci hanno convinti
che non possiamo fare nulla.
Ed è questa
la loro arma più efficace.
Ma basta uno che parla
per rompere il silenzio.
Bastano dieci
per far tremare la narrazione.
Bastano mille
per riempire una piazza
di corpi vivi
contro la logica della morte.
Scendere in piazza non per distruggere,
ma per dire basta.
Non per odiare,
ma per ricordare.
Non per imporre,
ma per pretendere umanità.
Pretendiamo trattative.
Pretendiamo diplomazia.
Pretendiamo che il denaro torni
agli ospedali, alle scuole, al lavoro,
e non alle fabbriche di bare.
Non siamo sudditi.
Non siamo carne da propaganda.
Non siamo comparse
nel teatro dell’apocalisse.
Siamo cittadini.
Siamo coscienza.
Siamo voce.
E se la storia deve piegarsi,
che lo faccia
davanti a chi rifiuta la guerra
prima che sia troppo tardi.
(Antonio Marra © 2025)
domenica 30 novembre 2025
il testo dei Negrita "‘Nel Blu – Lettera ai padroni della terra" -Come antifona al Magnificat

Io non sono intelligente, ma in fondo è tutto molto chiaro
Voi padroni della Terra che vi ingozzate di denaro
Avete fatto bene i conti, finemente calcolato
Che arricchirvi con la guerra qui è tutt’altro che un reato
E volete che ammazziamo per due confini e tre bandiere
Delle stupide pedine sul vostro lurido scacchiere
Con l’antica strategia del dividi ed impera
Ma mandate i figli vostri a crepare alla frontiera, oh
Se non esistono i nemici all’improvviso li create
Fomentando le paure dai tg e dalle testate
È una storia che va avanti da prima che nascessi io
Se scarseggiano le scuse, allora tirate fuori Dio
Ma che Dio vi maledica e vi metta in una bara
Per un potervi seppellire con fiori e la fanfara
E noi saremo lì presenti, sorridenti a controllare
Che davvero siate morti e non possiate ritornare più
Già ci vedo censurati, ma non mi importa che vuoi fare
Del resto ho gli occhi per vedere e una lingua per parlare
Se non vi piace quel che dico, non prendetemi a modello
Ma non sarò di certo io a sparare mio fratello
Questa mia maledizione è una canzone e va cantata
In nome di tutta la gente, quella morta e quella appena nata
Perdonate i toni forti, ma mi sono nauseato
Mentre cerco tra le stelle la bellezza del creato
E guardo il blu
E di colpo tutto questo non c’è più
E si può volare ancora e atterrare sul pianeta che non c’è
Via da questi folli scimpanzéNel blu
E di colpo tutto questo non c’è più
E si può volare ancora, atterrando sul pianeta che non c’è
Via da questi assurdi scimpanzé
https://www.youtube.com/watch?v=bZG_schlO58
Fonte: articolo
Il Non Paper del ministro della guerra vede pericoli e minacce ovunque
lunedì 9 giugno 2025
Gaza Tabula Rasa. -- L' anafora dell'eterno Venerdi della Passione e della Sconfitta scritta dal mio amico, fratello Claudio
Gaza Tabula Rasa.
Gaza non esiste più e non esisterà mai più, anche se domani finissero i bombardamenti e l'assedio medioevale o meglio paragonabile al Ghetto di Varsavia, Gaza non potrà risorgere. I bambini mutilati prima ancora di aver appreso a camminare cresceranno e testimonieranno con il loro esistere l’Orrore, le donne stuprate dai soldati israeliani che solo raramente denunciano, come accadde in Bosnia, per paura e vergogna con il loro silenzio che ogni giorno diviene più pesante e tremendo e che le condurrà al suicidio con i loro corpi impediranno qualsiasi normalizzazione, gli uomini torturati stuprati brutalizzati nelle carceri israeliane impediranno con le loro parole qualsiasi Normalizzazione. Perché quando si supera ogni dicibile Orrore nulla può più tornare Normale. Neppure per i massacratori, per lo più ragazzi trasformati dal Suprematismo etnico-religioso in sadici serial killer, la vita tornerà a scorrere normale perché alla fermata dell'autobus nel soggiorno di casa mentre fanno sesso nei loro sonni si materializzeranno I volti degli assassinati, risuoneranno le urla delle donne violate, appariranno gli sguardi imoloranti “Perché?” dei bambini. Già ora un soldato su otto dopo un turno a Gaza è inabile al servizio e diventerà sempre più un problema sociale di impossibile gestione altissimi sono i casi di suicidio tra i militari. Israele subirà ciò che subì Faraone. Io sento il dolore del Nemico, perché oggi è domani e dopodomani, Israele è il Nemico. Sarei ingiusto però se dessi lo stesso valore al dolore della vittima e del carnefice. Il dolore della vittima com-muove Dio, ammesso che esista, il dolore del carnefice è il veleno che lo intossica. Qualcuno scrisse che “le guerre non finiscono mai” perché continuano nei corpi strazianti e violati nell’odio nelle menti ottenebrate.
Gaza è Tabula Rasa dei fondamentali principi giuridici riconosciuti dall’Occidente: Habeas Corpus, divieto di detenzione senza imputazione, Bambini in detenzione amministrativa per anni per aver lanciato un sasso, uso Sistematico della Tortura e dello Stupro come modalità punitiva. Israele è la negazione di ciò che l'Occidente crede di essere e non è. Gaza fa Tabula Rasa delle illusioni E delle fantasie democratiche con cui l'Occidente si è giustificato dopo la IIWW. pura rappresentazione teatrale senza alcuna vera sostanza. Gaza Tabula Rasa della Democrazia. L'intero Occidente qualunque cosa significhi non è che Nacht und Nebel Patti segreti di reciproca Difesa che divengono complicità nel Genocidio e nel Genocidio della Democrazia. “Nell'ultimo anno e mezzo sono state arrestate oltre 17.000 persone, senza considerare tutti quei gazawi portati a forza nelle carceri israeliane di cui non si sa più nulla. Al momento ci sono 10.100 prigionieri di cui 4000 in detenzione, senza capo d'accusa, 36 donne e 400 bambini. Spesso in carcere per anni con l'accusa di aver tirato sassi. Vengono presi, picchiati, portati in veicoli, attaccati verbalmente e fisicamente, disorientati, subiscono abusi fisici e psicologici, lasciati in cella per giorni senza cibo, in stanze sovraffollate. Nessuno escluso, nemmeno i minori, i malati gravi, i feriti. Dal 7 ottobre sono morte oltre 70 palestinesi in carcere, torturati e lasciati morire senza cure mediche. I racconti dalle carceri sono raccapriccianti. Palestinesi costretti a mangiare a quattro zampe, mentre emettono versi animaleschi filmati dai soldati; torture di ogni tipo, violenze sessuali con oggetti contundenti; e sangue e rumore di ossa spezzate, corpi lasciati marcire senza cura”. Ad-dameer organizzazione per la tutela del diritto in Palestina. Noi siamo complici di questa Notte del Diritto e della Democrazia.
martedì 4 giugno 2024
Rosaria e Carmine e la loro celebrazione quotidiana. (dal web. autore anonimo)
Lei si chiama Rosaria. Ha 81 anni e da poco ha imparato a fare la spesa.
Perché prima, la spesa la faceva suo marito Carmine. Rosaria gli dettava cosa comprare e Carmine, con la sua calligrafia, provava a stargli dietro.
Ed ogni qual volta ritornava a casa, Carmine e Rosaria litigavano.
Quelle litigate che viste dagli occhi di un nipote, fanno tenerezza, fanno quasi bene al cuore.
Quelle litigate in cui pensi: “Ma questi davvero hanno fatto 4 figli e 11 nipoti?”
Litigavano per il resto sbagliato, ma soprattutto per i due etti e venti invece che due. Litigavano, ma poi si amavano come ora non siamo più abituare a fare.
Si amavano forte senza whatsapp, chiamate, tag sulle foto.
Ora Carmine, soffre di alzheimer e a volte Rosaria non se la ricorda più. Anzi più passa il tempo e più dimentica le cose.
Allora da un po' di tempo a questa parte, Rosaria va a fare la spesa, torna a casa e lascia la spesa vicino la porta della stanza da letto.
Carmine si alza, raccoglie le buste e per pochi istanti anche la memoria: crede di aver fatto la spesa… come sempre.
“Ti sei di nuovo fatto fare 2 etti e venti?” lo ammonisce Rosaria, speranzosa.
“Perché ti lamenti sempre?”
Rosaria e Carmine così iniziano a litigare e ad amarsi un po'. Ancora un po'.
